La lavorazione della terra è stata sempre fonte di vita e di sussistenza per le genti silane. Le estese colture cerealicole di una volta, per lo più di grano ed avena, i coltivi a frutteto: peri, meli ed amareni; le diverse specie orticole – tra le quali, connotativa dell'altipiano, spicca la patata (foto sotto: coltivo di patate) per varietà produttiva e per estensione – hanno conservato, delle vecchie coltivazioni, caratteristiche biologiche e intensità produttiva tali da permetterne una prestigiosa riqualificazione e riconoscimenti di tipicità.

 

Foto Patate

Della castagna, ancora oggi vanto di una fiorente economia, restano ormai desueti vecchi pastillari, dove il frutto raccolto, affumicato e seccato, veniva successivamente riunito in collane.More di rovo (foto sotto)lamponifragoline di bosco, più che colture, restano vero, copioso dono del sottobosco silano. Trasformati in gustose marmellate, confetture o canditi, aromaticamente esaltati dall'artigianalità della lavorazione, diventano espressione di una fervida fantasia cuciniera e indotto notevole per l'economia artigiana del Parco. 

Favoriti dall'ambiente del vasto bosco silano, notevole è l'apporto economico legato alla raccolta, all'utilizzo ed alla conservazione dei funghi, avvalorato dalla moltitudine di sagre che da sempre vengono svolte nei comuni e nei villaggi del comprensorio. La variegata possibilità di trattarli, per immetterli sul mercato, evidenzia l'articolata capacità imprenditoriale delle genti silane. Un buon riscontro economico è rappresentato ulteriormente dall'industria conserviera di altri ortaggi dove primeggiano melanzane, pomodori essiccati, peperoni e peperoncini trattati nei modi più svariati, connotativi di una identità e diventati insostituibili nelle tipiche ricette calabresi, che dimostrano sempre più qualificati apprezzamenti da parte dei turisti di diversa provenienza.



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