Foto Pino


Di seguito si sale verso la fascia del pino laricio dove vasti e rigogliosi pascoli si alternano a terreni coltivati a patate, a grano, a segale, a prato, a frutteto, e ad estese foreste in cui il pino laricio calabrese (foto sotto), in gergo detto pino silano, trova il suo optimum ecologico e vi domina incontrastato raggiungendo, nelle zone meno antropizzate, dimensioni maestose come in loc. Fossiata e Cozzo del Principe (CS), Roncino e Acqua delle Donne (CZ), Pollitrea (KR). 

Trattasi di pinete che traggono la loro origine dalla immensa antica foresta, la Hyle dei Greci e la Silva dei Romani, decantata da Virgilio, Strabone, Dionigi D'Alicarnasso ed altri. Nella parte centrale di questa fascia il pino lancio si trova allo stato puro; al limite inferiore si mescola col cerro, col castagno ed in misura minore con altre querce caducifoglie quali la roverella e la rovere, ed associazioni di latifoglie varie come si ha modo di osservare sul versante destro del fiume Lese. Verso il limite superiore e nelle stazioni a maggiore piovosità e quindi a più alta umidità si ha modo di riscontrare uno sporadico grado di mescolanza, meglio una giustapposizione, del pino con il faggio. L'influenza dell'esposizione è quasi sempre determinante, giacché le pendici esposte a Sud risultano occupate dal pino mentre in quelle esposte a Nord vegeta il faggio.

A volte, in qualche stazione a clima intermedio, si verifica una coesistenza del pino e del faggio nella giovane età di entrambe le specie: poi generalmente il pino, che ha un accrescimento molto più rapido, supera le piante di faggio e tende a prendere il sopravvento sulle stesse. Vengono così messe in risalto le notevoli differenze di temperamento tra le due specie e generalmente i limiti tra pineta e faggeta risultano abbastanza netti e vengono segnati da burroni, vallecole e fossi vari e spesso da luoghi umidi e freddi in cui il pino è nettamente poco diffuso a vantaggio del faggio e spesso anche dell'ontano napoletano, presente talvolta in formazioni pure di limitata superficie, del pioppo tremulo ed a rarissimi nuclei di abete bianco. Il pioppo tremulo è da considerarsi specie pioniera con elevate capacità di diffusione nelle zone in cui si sono creati dei vuoti nella pineta a causa di tagli poco razionali o di incendi con conseguente degradazione del suolo. L'ontano napoletano ha la particolarità di possedere nelle radici delle nodosità dovute alla presenza di un actinomicete, il Bacterium radicicola, grazie al quale può assimilare l'azoto atmosferico arricchendone il suolo; questo suo potere fertilizzante non è sconosciuto ai contadini silani che in passato hanno preferito trasformare a coltura agraria i terreni in precedenza occupati dalla predetta specie. Lungo i fiumi principali e i vari torrenti si notano estesi filari di ontano nero ed alle altitudini inferiori si riscontrano rare piante, singole od a piccoli gruppi, di berretto da prete o fusaggine, di nocciolo ed alcune piante erbacee rizomatose quali il cavolaccio ed il farfaraccio dalle foglie alquanto ampie, fino a 80-90 cm. di diametro.

Le pinete silane costituiscono delle formazioni naturali monolite dalle quali nell'ambiente climax, cioè di equilibrio relativamente stabile con tutti i fattori biotici e abiotici, è esclusa qualsiasi altra specie arborea; per quanto riguarda le piante arbustive ed erbacee che spesso accompagnano il pino laricio, sembra che non esista un'associazione particolare ma solamente una fortuita convivenza di specie provenienti dalle zone fitoclimatiche superiore ed inferiore. Nelle pinete fitte, sia per l'eccessiva ombra che per il clima rigido ma principalmente per lo spesso strato di aghi che si accumula sul terreno, il sottobosco risulta assai povero e vi si trovano solo poche piante erbacee tra le quali spesso predomina la felce aquilina che da sempre viene usata dai pastori silani per confezionare mozzarelle e ricotte. Nelle pinete a struttura rada il corteggio floristico aumenta considerevolmente; alla felce aquilina spesso si mescola il litospermo calabro. Tra gli arbusti ricordiamo il salicone, la cui corteccia è appetita dal capriolo durante l'inverno, il melo selvatico, il pero selvatico ed il cocumilio, di grande importanza per l'alimentazione del capriolo, del cinghiale e degli uccelli, il biancospino, la rosa selvatica, endemica nel territorio del Parco, e più di rado il sambuco, l'agrifoglio ed il pungitopo, di enorme utilità per l'abbondante produzione di semi per l'alimentazione degli uccelli, il lampone, il rovo e la fragola, molto apprezzate dall'uomo per i gustosi frutti e dagli animali per le foglie e per gli steli, i citisi e la ginestra dei carbonai; meno diffusa nelle radure erbose o sassose è la ginestra odorosa.

Sul versante ionico orientale si nota anche la presenza del sorto ciavardello, del carpino bianco e del carpino nero o carpinello. In questa fascia è anche da ricordare la Genista anglica, in gergo detta "ciciarella", sempre più invadente; la sua presenza risulta anomala in quanto trattasi di specie a distribuzione atlantica, dalle coste del Portogallo alla Danimarca.

Sono ricercate dalla popolazione l'anice e l'origano abbastanza frequenti negli spazi vuoti. La composizione della flora erbacea nei pascoli e nelle radure boschive rileva una netta prevalenza delle graminacee, pur essendo ben rappresentate le leguminose e le composite; trattasi di pascoli di buona produttività che con l'avanzare dell'estate assumono l'aspetto di ristoppie per la carenza di piogge ed umidità. Si passa dai pascoli più asciutti e magri dove abbonda l'astragalo calabro, ai pascoli più umidi e pingui dove prevalgono la potentilla di Calabria e l'iperico.