Bovini, ovini, caprini, nutrendosi dei fertili pascoli silani, hanno, per secoli, dato da vivere alle genti dell'altipiano. Nel duro lavoro dei pastori, soggetto alle inclemenze del tempo e del variare stagionale, è da cercare però l'origine dell'abbandono dell'attività pastorale e del conseguente decremento produttivo ed economico legato alla lavorazione del latte in particolar modo.Il crescente interesse verso l'economia degli insaccati, ha portato oggi ad incrementare l'allevamento del suino, privilegiando nella selezione il «nero calabrese» per la tipicità delle sue carni saporite e sostanziose, ingrassate con i frutti di quercia e castagno ancora abbondanti in tutto il territorio della Sila, che conferiscono alle stesse una adeguata marezzatura.


Foto Gregge



L'emigrazione poi, favorita dal risveglio economico del secondo dopoguerra, ha segnato la forte riduzione di alcuni prodotti tipici dell'industria casearia del comprensorio silano. Interventi protettivi nei confronti dell'allevamento delle razze autoctone, come lapodolica meridionale tra i bovini e la moscia calabrese tra gli ovini, hanno teso a sanare, almeno in parte, una situazione diventata nel tempo piuttosto precaria.

L'Ente parco intende promuovere con immediatezza l'istituzione del proprio marchio sui prodotti agroalimentari tipici del comprensorio silano, per qualificarli, proteggerli e diffonderli sul vasto mercato globalizzato.